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13 marzo 2014

Istruzione e formazione verso il traguardo del 2020. Il punto sull’Italia

L’ultimo rapporto annuale della Commissione europea ci consegna una fotografia dei progressi fatti dagli Stati membri nell’ambito di Europa 2020 e del quadro strategico per la cooperazione nel settore dell’istruzione e della formazione, il cosiddetto ET2020.

di Simona Baggiani

La sintesi comparativa dell’ultima edizione di Education and Training Monitor è accompagnata da 28 rapporti nazionali in cui vengono evidenziate le performance dei singoli Stati rispetto agli obiettivi ET2020, vale a dire:

  • Riduzione dell’abbandono scolastico precoce
  • Aumento del tasso di conseguimento di diplomi dell’istruzione terziaria
  • Aumento della partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia
  • Miglioramento delle competenze di base in lettura, matematica e scienze
  • Aumento del numero di studenti in mobilità per apprendimento
  • Aumento del tasso di occupazione dei neolaureati
  • Aumento della partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente.

Il report sull’Italia, Education and Training Monitor 2013 – Italy, fornisce i dati nazionali relativi a indicatori chiave e benchmark ed evidenzia i principali problemi aperti insieme alle misure che il nostro paese ha messo in campo per contrastarli.

 

I principali problemi aperti

In Italia, la spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del PIL pro capite è tra le più basse d’Europa, in particolare a livello terziario. Il nostro paese registra anche una percentuale di dispersione scolastica significativamente peggiore rispetto alla media UE e il più basso tasso di diplomati dell’istruzione terziaria nell’UE per la fascia di età 30-34 anni. Anche la partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente è inferiore alla media UE. Infine, la transizione dalla scuola al mondo del lavoro risulta difficoltosa, anche per i giovani altamente qualificati.

Pertanto, la raccomandazione specifica per il nostro paese (CSR) del semestre europeo 2013, per quanto riguarda il settore dell’istruzione e formazione, sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per prevenire l’abbandono scolastico, di migliorare la qualità della scuola e dei risultati degli studenti (anche riformando lo sviluppo professionale e la carriera degli insegnanti) e di rafforzare i percorsi di istruzione e formazione professionale.

 

Investire in competenze e qualifiche

Investire nell’istruzione e nella formazione in un contesto di crisi economica

La spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione in percentuale del PIL in Italia è ben al di sotto della media UE (4,2% vs 5,3% nel 2011). La spesa per studente in standard di potere d’acquisto è ancora sostanzialmente in linea con la media UE a livello primario e secondario, ma significativamente inferiore a livello terziario. Per esigenze di consolidamento fiscale, nel 2012 l’Italia ha continuato a ridurre gli stanziamenti di bilancio per l’istruzione, che sono diminuiti di circa il 5% in termini reali rispetto al 2011. Con la spending review dell’agosto 2012, l’Italia ha adottato misure per aumentare la condivisione dei costi nel settore dell’istruzione superiore, dal momento che le tasse universitarie sono destinate ad aumentare tra il 25% e il 100% per gli studenti che non riescono a laurearsi entro i termini stabiliti.

Competenze

L’istruzione scolastica in Italia produce risultati piuttosto discordanti in termini di raggiungimento delle competenze di base. I risultati insoddisfacenti degli studenti di 15 anni nei test OCSE PISA di lettura, matematica e scienze, a livello nazionale, evidenziano, tuttavia, significative disparità regionali: nonostante i recenti miglioramenti, sono ancora scarsi i risultati degli studenti nelle regioni meridionali, mentre le regioni settentrionali sono in linea o addirittura superano la media UE. Le differenze regionali sono emerse anche dalle indagini TIMSS e PIRLS del 2011 sugli alunni di 10 anni di età, condotte dall’Associazione internazionale per la valutazione dei risultati scolastici (IEA), dove tuttavia l’Italia ha ottenuto dei risultati abbastanza buoni nel confronto internazionale, soprattutto nei test di lettura.

Nel dicembre 2012, lo Stato, le Regioni e gli enti locali hanno convenuto che, a partire dal gennaio 2014, tutte le certificazioni di qualifiche ottenute in Italia dovranno fare riferimento al corrispondente livello del quadro europeo delle qualifiche (EQF).
Per ulteriori informazioni sul Quadro di riferimento nazionale delle qualifiche, cfr. EURYPEDIA.


Lotta all’abbandono scolastico

Nonostante un trend moderatamente in calo, la dispersione scolastica in Italia resta nettamente al di sopra della media UE (17,6% vs 12,7% nel 2012) e dell’obiettivo nazionale fissato per il 2020 del 15-16%. Con una percentuale del 39,1% nel 2012, gli stranieri pesano sul dato nazionale complessivo. L’analisi dei sotto-indicatori mostra che il background scolastico della famiglia è particolarmente sfavorevole.

Mentre non c’è ancora una strategia globale contro l’abbandono scolastico precoce, il Piano di Azione per la Coesione ha un forte accento sull’istruzione e nel breve termine dovrebbe essere un importante strumento per la lotta contro l’abbandono precoce nelle regioni meridionali, dove il problema è più grave.

In una prospettiva a medio – lungo termine, il miglioramento della qualità della scuola e dei risultati degli studenti può contribuire a ridurre l’abbandono scolastico precoce. La misura principale in questo ambito è stata l’istituzione, con decreto del marzo 2013, del Sistema nazionale di valutazione delle scuole pubbliche e delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni.
Per ulteriori informazioni sul Sistema nazionale di valutazione, cfr. EURYPEDIA.

Il ruolo degli insegnanti è evidentemente centrale per il miglioramento della qualità dei risultati scolastici. Tuttavia, attualmente la professione di insegnante in Italia segue un unico percorso di carriera con una progressione di stipendio basata solo sull’anzianità e limitate prospettive in termini di sviluppo professionale, non è sottoposta a nessuna valutazione delle prestazioni e, rispetto ad altri Paesi, è contraddistinta da bassi livelli di stipendio.


Incoraggiare la partecipazione all’istruzione terziaria e modernizzare l’istruzione superiore

Per quanto riguarda l’obiettivo di Europa 2020 relativo al settore dell’istruzione terziaria, l’Italia fa malissimo. Infatti, nel nostro paese, il tasso di laureati è il più basso dell’Unione europea (21,7% nel 2012 per la fascia d’età 30-34 anni, con le donne che superano nettamente gli uomini) ed è aumentato solo del 2,7% rispetto al 2009, rimanendo ben al di sotto dell’obiettivo nazionale fissato per il 2020 del 26-27%. Come nel caso dell’abbandono scolastico precoce, l’analisi di sotto-indicatori mostra che il background scolastico della famiglia è particolarmente sfavorevole in confronto agli altri paesi UE.

Per dare piena attuazione alla riforma universitaria del 2010, si sta gradualmente introducendo il sistema AVA (Autovalutazione, Valutazione periodica, Accreditamento) che prevede che istituti e corsi universitari che non rispettano una serie di criteri di qualità possano essere chiusi. L’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) sarà il principale attore nel nuovo sistema. Nel luglio 2013 ha pubblicato il suo rapporto sulla valutazione della qualità delle università e degli istituti pubblici di ricerca (VQR = Valutazione della Qualità della Ricerca) nel periodo 2004-10.

In una prospettiva a medio-lungo termine, un sistema di valutazione adeguato e opportunamente finanziato è la chiave per migliorare la performance del settore dell’istruzione superiore in Italia. Ciò è collegato ad un altro importante principio della riforma universitaria del 2010, ossia che una quota crescente del finanziamento pubblico destinato alle università deve essere assegnato in base alle prestazioni offerte nella didattica e nella ricerca. Tuttavia, la quota di finanziamento pubblico distribuito in base a questi principi è aumentata solo dal 7% nel 2009 al 13% nel 2012.

Per aiutare gli studenti a fare una scelta più informata e contribuire pertanto a ridurre i tassi di abbandono nel settore terziario è stato lanciato nel luglio 2012 un portale web unico (Universitaly) che presenta tutti i corsi disponibili nel sistema universitario. Tuttavia, questa sembra essere una misura relativamente minore, mentre l’azione mirata ad adeguare l’offerta di competenze di alto livello alle esigenze del mercato del lavoro è ancora insufficiente.


Facilitare la transizione dalla scuola al lavoro

La questione delle competenze in Italia è rilevante non solo in termini di livelli, ma anche in termini di non corrispondenza (il cosiddetto mismatching) tra gruppi di giovani e mercato del lavoro, situazione aggravata anche dagli effetti della crisi economica. I tassi di occupazione di giovani diplomati sia dell’istruzione secondaria superiore che terziaria sono tra i più bassi dell’Unione europea e sono peggiorati negli ultimi anni. Mentre il tasso di disoccupazione generale è vicino alla media europea, il tasso di disoccupazione giovanile e il tasso di disoccupazione dei giovani laureati sono molto elevati.

Per agevolare la transizione al lavoro, la riforma del mercato del lavoro del giugno 2012 si è posta come obiettivo quello di rendere il contratto di apprendistato una porta di ingresso privilegiata verso un lavoro stabile. In linea con la riforma del mercato del lavoro, il governo ha adottato in data 11 gennaio 2013 un decreto legislativo che istituisce il Sistema nazionale di certificazione delle competenze, includendovi l’identificazione e il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale. Ciò potrebbe contribuire a sfruttare meglio le competenze acquisite durante la vita. Una corretta traduzione nella pratica, tenendo conto anche dell’esclusiva competenza regionale in materia di politiche di formazione, sarà la chiave per rendere efficace il nuovo sistema.

La partecipazione degli studenti della scuola secondaria superiore nel settore dell’istruzione e della formazione professionale rimane al di sopra della media UE (60% contro 50,3 % nel 2011). Un accordo con la Germania è stato concluso nel dicembre 2012 per promuovere la cooperazione al fine di migliorare la mobilità, i progetti di rete che includono datori di lavoro e sindacati e aumentare la componente di apprendimento basato sul lavoro nell’istruzione e formazione professionale.

A partire dall’anno accademico 2011/12, sono stati creati 62 Istituti Tecnici Superiori (ITS), ora divenuti 65, per offrire qualifiche di livello terziario a ciclo breve (2 anni) su settori chiave dell’economia italiana. Nonostante il numero ancora limitato di studenti coinvolti in questi percorsi, gli ITS sono potenzialmente rilevanti nella promozione dello sviluppo del sistema di istruzione superiore professionale, coerentemente con le priorità sulla lotta alla disoccupazione descritte nell’Analisi annuale della crescita 2013.

Aggiornamento delle competenze attraverso l’apprendimento permanente

Gli adulti in Italia registrano punteggi decisamente inferiori alla media UE nei test di alfabetizzazione e calcolo dell’Indagine sulle competenze degli adulti (PIAAC). Infatti, quasi il 30% degli adulti ha scarse competenze di lettura e di matematica in confronto a una media UE rispettivamente del 19% e del 24%. Queste persone scarsamente qualificate hanno 6 volte meno probabilità di aggiornarsi nell’ambito professionale rispetto a persone altamente qualificate.

Ciò è legato alla scarsa partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente, la cui percentuale rimane bassa rispetto agli altri paesi UE (6,6% vs 9% nel 2012), anche se leggermente aumentata negli ultimi anni. Nel 2010, solo il 56% delle imprese italiane ha offerto corsi di formazione professionale al proprio personale, contro una media UE del 66%. Per aumentare la partecipazione di soggetti adulti all’apprendimento, l’Italia ha recentemente definito un sistema nazionale per l’apprendimento permanente, sulla base dell’esperienza delle scuole secondarie superiori nell’offerta di corsi serali e dei centri territoriali per l’educazione degli adulti (CTP). A partire dall’anno scolastico 2013/2014, i vecchi centri confluiranno nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli adulti – CPIA, vere e proprie istituzioni scolastiche autonome dotate di uno specifico assetto didattico e organizzativo, di propri Organi Collegiali e costituite su base provinciale. Articolati in reti territoriali di servizio, opereranno in stretto raccordo con le autonomie locali, il mondo del lavoro e delle professioni attivando percorsi formativi strutturati per livelli di apprendimento.
Per ulteriori informazioni sull’istruzione degli adulti, cfr. EURYPEDIA.


 


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