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16 gennaio 2014

Le politiche e le strategie nazionali per il raggiungimento degli obiettivi della strategia EU2020 al vaglio della Rete Eurydice

Nel 2010, si è concluso il percorso delineato dalla strategia di Lisbona e dal programma di lavoro ET2010, ma non si è esaurita la richiesta di impegno da parte dell'Unione Europea agli Stati membri che, per i prossimi dieci anni, sono chiamati a rispondere alle priorità della strategia EU2020 e a raggiungere gli obiettivi fissati nell’ambito del quadro strategico ET2020.

di Erika Bartolini

Nel suo recente rapporto ‘Education and Training in Europe 2020: responses from the EU Member States‘ la rete Eurydice prende in esame le politiche e le strategie nazionali che, a partire dal 2011 i Paesi membri stanno mettendo in atto in risposta alle sfide poste dalle priorità strategiche di EU2020 nel settore istruzione e formazione, con particolare riferimento a quattro aree prioritarie della strategia: abbandono scolastico precoce (ESL), istruzione superiore, occupazione giovanile e istruzione e formazione professionale (VET) e apprendimento permanente.

Il testo è complementare alle analisi contenute in altri documenti ufficiali prodotti dalla DG educazione e cultura della Commissione europea e non contiene valutazioni di merito sulle politiche e le riforme dei singoli paesi. Infatti, questo tipo di valutazione è già svolta dalla Commissione nei documenti di lavoro che accompagnano la proposta di Raccomandazioni specifiche per paese (CSR – Country specific Recommendations), nel Rapporto di monitoraggio sull’istruzione e la formazione 2013 e nel documento di lavoro che accompagna l’Analisi annuale della crescita 2014.

In generale, si può affermare che, dal 2011, i paesi dell’Unione hanno previsto l’attuazione di una vasta gamma di misure tese a rispettare l’impegno assunto per il raggiungimento degli obiettivi e benchmark di EU2020 e ET2020, così come le richieste della Commissione inserite nelle raccomandazioni specifiche per paese nel settore istruzione e formazione e anche per dare risposta a esigenze emergenti dal contesto nazionale.

Vediamo quindi in breve i principali risultati dell’analisi svolta dalla rete e quali sono le misure e gli interventi che gli stati membri si propongono di realizzare sulle quattro aree prioritarie affrontate nel rapporto.

 

Contrasto all’abbandono scolastico

I paesi UE riferiscono di riforme mirate a combattere l’abbandono scolastico precoce e che coinvolgono, in genere, più livelli scolastici. In questa direzione non si stanno muovendo solamente i paesi che sono lontani dal raggiungimento degli obiettivi europei (una media europea inferiore al 10% di abbandoni nel 2020), ma anche quei paesi che hanno tassi di abbandono vicini agli obiettivi o, addirittura, inferiori (CZ, PL, SI e SK). Molti paesi riferiscono di aver previsto interventi in questo settore in coerenza anche con le Raccomandazioni specifiche per paese del 2012 e 2013.

In generale, per la maggior parte dei paesi si tratta di misure preventive: più di due terzi dei paesi europei riferiscono di recenti o future iniziative per facilitare l’accesso all’ECEC e per migliorare la sua qualità (aumentare l’offerta e sostenere la frequenza di bambini attraverso un’offerta obbligatoria o attraverso adeguata assistenza finanziaria).

Un secondo consistente gruppo di paesi sta al momento sviluppando misure preventive nella forma di politiche di sostegno per gli alunni svantaggiati, spesso immigrati o appartenenti alla comunità Rom, e che hanno più facilmente difficoltà o scarsi livelli di apprendimento. Le misure in questo caso si focalizzano sulla formazione linguistica per i bambini immigrati, in strategie per l’integrazione, in risorse aggiuntive alle scuole con un’alta percentuale di alunni svantaggiati e misure rafforzative per il recupero di studenti con difficoltà di apprendimento.

Quasi la metà dei paesi affronta il problema della lotta all’abbandono scolastico precoce attraverso politiche mirate al settore dell’istruzione e formazione professionale (VET), ad esempio rendendo i programmi VET più attraenti attraverso il miglioramento dell’orientamento, diversificando la gamma delle qualifiche con un’offerta modulare, o facilitando il trasferimento al settore dell’istruzione superiore. Queste misure mirano a far sì che i percorsi educativi non siano strade senza uscita e senza possibilità di ulteriori progressioni. Inoltre, molti paesi hanno anche rafforzato i legami con il mercato del lavoro attraverso l’apprendimento sul posto di lavoro o l’aggiornamento dei curricoli. Due dei paesi con la percentuale più alta di abbandoni precoci (PT e ES) hanno fatto passi avanti in questo senso, rendendo possibile la partecipazione a programmi VET già a livello secondario inferiore.

Fra le misure di intervento per ridurre l’abbandono scolastico precoce, l’orientamento professionale è generalmente un aspetto ricorrente nelle più recenti riforme. Le iniziative per rafforzare la costituzione di reti e la partecipazione delle famiglie, così come lo sviluppo della cooperazione trans-settoriale sono altresì ambiti su cui alcuni paesi, ancora pochi per la verità, si stanno muovendo (3-4 paesi su 28).

Molto meno frequente è il ricorso a misure compensative, con pochi paesi che hanno definito o rafforzato programmi della seconda opportunità, in particolare nell’area VET.  Il supporto individuale mirato è stato sviluppato in soli 5 paesi come parte di interventi più ampi per fare in modo che chi ha abbandonato precocemente il percorso scolastico possa rientrare nel sistema di istruzione e formazione.
Infine, ciò che emerge dal rapporto è la necessità generalizzata di raccogliere e analizzare in modo efficace i dati sull’abbandono scolastico e sviluppare politiche basate sull’esperienza, tanto che circa un terzo dei paesi europei ha raccolto la sfida e si sta muovendo in questa direzione.

 

Figura 1: Tassi di abbandono scolastico precoce 2012, obiettivi Europa 2020 obiettivi nazionali

tassi di abbandono scolastico precoce 2012, obiettivi Europa 2020 obiettivi nazionali

 

Aumentare il numero di diplomati, la qualità e l’importanza dell’istruzione superiore

Nel settore dell’istruzione superiore, un terzo dei paesi ha raccolto la sfida lanciata con gli obiettivi stabiliti dalla strategia EU2020 e dalle Raccomandazioni specifiche per paese 2012 e 2013 sulla partecipazione dei gruppi svantaggiati, i tassi di completamento, l’aumento della qualità e l’attinenza al mondo del lavoro, mettendo in atto iniziative su larga scala, ad esempio attraverso il sostegno economico agli studenti svantaggiati o il miglioramento degli strumenti di accesso all’istruzione superiore.

Meno della metà dei paesi ha posto attenzione ai tassi di completamento attraverso il rafforzamento dell’orientamento professionale o offrendo incentivi finanziari per una conclusione degli studi nei tempi.

Inoltre, una minoranza di paesi non riferisce di alcuna recente o futura riforma tesa al raggiungimento di questi obiettivi, anche in presenza di tassi di partecipazione bassi, come per Bulgaria e Croazia.

Anche l’incremento della qualità e dell’importanza dell’istruzione superiore sono argomenti che hanno interessato molti paesi, con due terzi di essi che hanno sviluppato politiche nelle aree dell’assicurazione di qualità e dell’occupabilità dei laureati. Nell’ambito dell’assicurazione di qualità si riscontra sia la tendenza a istituire un unico organismo deputato all’assicurazione di qualità e all’accreditamento degli istituti e dei corsi, per assicurare servizi integrati e trasparenti, che un passo avanti nel passaggio dall’accreditamento dei programmi a un sistema di accreditamento degli istituti.
Infine, sul fronte dell’incremento dell’occupabilità dei neo-laureati alcuni paesi si stanno muovendo per introdurre o sviluppare ulteriormente programmi brevi, maggiormente orientati alla pratica e spesso mirati a settori economici che più accusano una scarsità di competenze.

 

Figura 2: Iniziative su larga scala per aumentare il numero di diplomati nell’istruzione superiore

Education and Training in Europe 2020: Responses from the EU Mem

 

Migliorare le competenze e l’istruzione e formazione professionali ai fini dell’occupazione giovanile

Non solo i benchmark del quadro strategico ET2020 ma anche un sempre crescente numero di raccomandazioni specifiche per paese (CSR) pongono l’attenzione su un aspetto rilevante nella lotta alla disoccupazione giovanile: il contributo che l’istruzione e la formazione possono dare all’occupazione e in particolare al superamento delle difficoltà che si presentano nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro.

Nonostante le differenze che si possono riscontrare nei singoli paesi e sistemi di istruzione e formazione, il comune denominatore è stato, fin dal 2011, il rafforzamento delle competenze professionali e la riforma del sistema di istruzione e formazione professionale. In questo senso, si inseriscono i piani per la Garanzia per i giovani (Youth Guarantee) che un sempre maggior numero di paesi sta adottando e che sono tesi a offrire un lavoro, percorsi di apprendistato o tirocini di qualità o a poter continuare il percorso di istruzione.

In questo contesto, due terzi dei paesi riferiscono di misure per migliorare il passaggio dalla scuola al lavoro sviluppando ulteriormente le opportunità di esperienze sul luogo di lavoro, nel VET o nell’istruzione generale, dal livello secondario a quello superiore.

Tutti i paesi, tranne Bulgaria, Repubblica ceca e Cipro, pongono l’accento su misure connesse all’esperienza lavorativa nel settore del VET; la maggior parte di queste misure riguarda la realizzazione di un modello di sistema duale e l’introduzione di più opportunità di apprendimento basato sul lavoro e l’apprendistato; molte iniziative sono in linea con le CSR 2012.

 

Figura 3: Iniziative su larga scala per migliorare l’offerta di formazione basata sull’esperienza lavorativa

Education and Training in Europe 2020: Responses from the EU Mem

 

Aumentare la partecipazione degli adulti nell’apprendimento permanente

Il tasso di partecipazione degli adulti nell’apprendimento permanente è lontano dall’obiettivo del 15% nella maggior parte dei paesi EU; solo 5 paesi (Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, e Regno Unito) hanno superato l’obiettivo.

In generale, gli stati membri affrontano il problema mettendo in campo una varietà di iniziative su larga scala come incrementare l’orientamento professionale, aumentare la consapevolezza, offrire più opportunità di studio flessibile, focalizzare gli interventi su gruppi con basse competenze o qualifiche e prevedere incentivi economici per la partecipazione nell’apprendimento permanente.

Quasi la metà dei paesi riferisce di misure tese ad aumentare l’orientamento professionale per l’apprendimento permanente, mentre un terzo dei paesi ha concentrato l’attenzione sulle modalità flessibilità dell’offerta (a distanza, corsi serali, apprendimento individualizzato) e su una maggiore partecipazione dei discenti adulti nell’istruzione superiore.

Il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale è stato individuato come uno degli strumenti più efficaci per motivare gli adulti a impegnarsi nell’apprendimento. Pochi paesi dicono di aver introdotto recentemente una procedura per la validazione e il riconoscimento dei risultati di apprendimento in contesti informali e non formali. Il lavoro per sviluppare un quadro di qualifiche è in progress in tutti gli stati membri con paesi che hanno referenziato il proprio Quadro nazionale delle qualifiche a quello europeo e tanti paesi che lo stanno facendo, così come la metà dei paesi sta attuando misure per garantire la trasparenza dei percorsi VET, gli standard delle qualifiche e per creare sistemi di assicurazione della qualità.

 

Figura 4: Percentuale di popolazione adulta nell’apprendimento non formale e informale

Education and Training in Europe 2020: Responses from the EU Mem

 

Il rapporto è corredato da un allegato che riporta, in sintesi, esempi di politiche e iniziative nazionali.


Tag: Dati sull'istruzione