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27 Febbraio 2026

Educazione alla preparazione alle emergenze in Europa: i sistemi educativi europei riflettono su pratiche e modalità di azione

Il rapporto di Eurydice appena pubblicato si interroga su come i sistemi educativi possano essere di supporto nel preparare le nuove generazioni d’Europa ad un mondo incerto.

di Erica Cimò

I disastri climatici, gli attacchi informatici, le pandemie e l’instabilità geopolitica non sono più rischi lontani, potrebbero essere parte della realtà quotidiana dell’Europa. In che modo l’istruzione può aiutare i bambini a comprendere questi rischi e ad affrontarli con fiducia, solidarietà e resilienza?

Il rapporto di Eurydice Preparedness education in Europe – 2025 prende in esame la tematica della preparazione alle emergenze nell’educazione della prima infanzia (livello ISCED 0) e nell’istruzione primaria (livello ISCED 0) in Europa. Il focus è rivolto ai bambini più piccoli, che necessitano del maggiore supporto nello sviluppo di competenze fondamentali di resilienza e preparazione. Calibrando le attività in maniera adeguata e mirata rispetto all’età, gli educatori e gli insegnanti possono aiutare i bambini a sentirsi sicuri e capaci nell’affrontare situazioni impreviste.

La pubblicazione nasce da un input della Commissione europea, che ha incaricato l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (European Education and Culture Executive Agency – EACEA) di valutare lo stato attuale dell’educazione alla preparazione alle emergenze in Europa attraverso la rete Eurydice. 32 unità nazionali di Eurydice hanno infatti risposto, nell’ambito di un esercizio volontario, a un questionario sull’educazione alla preparazione.

ll testo è organizzato in cinque sezioni tematiche e si basa sui dati dell’anno scolastico 2025-2026. La prima sezione si concentra su come viene integrata l’educazione alla preparazione nei curricoli nazionali dei livelli ISCED 0 e 1. La seconda e la terza trattano rispettivamente la formazione degli insegnanti e l’assicurazione di qualità. Infine, la quarta e la quinta sezione si concentrano sul ruolo potenziale dell’Unione europea e sui piani a livello nazionale.

I principali risultati dello studio offrono una panoramica delle questioni chiave trattate:

  • Imparare a essere preparati aumenta con la crescita dei bambini: i riferimenti nei curricoli scolastici passano da circa la metà dei paesi nell’educazione della prima infanzia a quasi tre quarti nell’istruzione primaria. Perfino in sistemi dove l’educazione alla preparazione non viene esplicitamente inclusa nei curricoli, le autorità nazionali solitamente mettono a disposizione degli insegnanti risorse e strumenti per aiutare i bambini a prepararsi per le emergenze.
  • Un focus differenziato per livello di istruzione: nell’educazione della prima infanzia, l’attenzione è rivolta ad aiutare i bambini a riconoscere il pericolo, a comprendere semplici regole di sicurezza e a esercitarsi a proteggere se stessi attraverso la routine quotidiana e il gioco. Nell’istruzione primaria, questi fondamenti si sviluppano in competenze maggiormente pratiche e orientate all’azione, dal momento che i bambini comprendono il motivo per cui le regole sono necessarie e hanno una modalità di reazione maggiormente autonoma.
  • Le competenze di protezione della vita sono centrali: la maggior parte dei paesi orienta i bambini al riconoscimento delle varie tipologie di rischio, per consentire loro di mettere in atto comportamenti di protezione e per sviluppare la resilienza in situazioni imprevedibili.
  • La formazione degli insegnanti rimane disomogenea: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, la preparazione alle emergenze non costituisce un requisito formale nell’ambito della formazione iniziale degli insegnanti. Laddove richiesta, la formazione copre solitamente le politiche di sicurezza nazionali e la risposta alle emergenze pratiche.
  • Il dibattito politico sull’educazione alla preparazione alle emergenze sta guadagnando slancio in tutta Europa. Un numero crescente di paesi integra l’educazione alla preparazione nei piani nazionali di resilienza, si allinea ai quadri di riferimento dell’UE e fa ricorso al sostegno finanziario e tecnico dell’UE.
  • Ampliamento programmato: circa metà dei sistemi educativi prevede di rafforzare l’educazione alla preparazione a livello nazionale, prevalentemente nell’ambito di un approccio scolastico completo che coinvolga la dirigenza, il personale e gli studenti.

La figura 1 offre una panoramica sui paesi nei quali l’educazione alla preparazione alle emergenze è inclusa nei curricoli scolastici. Si evince che la metà dei paesi ha integrato tale tematica nei programmi del livello ISCED 0, mentre quasi tre quarti dei sistemi educativi la include in quelli del livello ISCED 1.

I curricoli che affrontano l’educazione preparazione alle emergenze la integrano tra le competenze di protezione della vita nell’educazione della prima infanzia, per poi ampliare e sviluppare questo concetto nelle materie che vengono introdotte e studiate nella scuola primaria. Ad esempio, in ambiti disciplinari come le scienze naturali e la geografia, gli alunni studiano le calamità naturali, come le tempeste, gli incendi e le alluvioni, e acquisiscono delle conoscenze specifiche legate ai “comportamenti sicuri” da mettere in atto in tali situazioni. Generalmente, anche le strategie di prevenzione per rispondere a situazioni di crisi causate dall’uomo rientrano nell’ambito dell’educazione alla preparazione alle emergenze.

Ad esempio, in Lettonia si passa dall’apprendimento di regole sulla sicurezza nell’educazione della prima infanzia alle prove di evacuazione, alle attività di primo soccorso e di valutazione del rischio nella scuola primaria. In Francia, si parte al livello ICED 0 con la consapevolezza della sicurezza collettiva per passare nell’istruzione primaria ad analizzare in maniera più strutturata i rischi e i comportamenti responsabili da adottare in caso di emergenza.

 

Nella figura 2, sei sistemi educativi europei (Cechia, Lettonia, Norvegia, Polonia, Slovacchia e Ucraina) richiedono esplicitamente che la formazione iniziale degli insegnanti copra la preparazione alle emergenze nell’educazione della prima infanzia e nell’istruzione primaria. In generale, laddove la preparazione alle emergenze è obbligatoria nella formazione degli insegnanti, il focus viene posto sullo sviluppo di competenze pratiche e sull’allineamento della formazione con le politiche nazionali in materia di protezione civile, salute e sicurezza, supporto agli insegnanti nel rispondere efficacemente alle crisi ed alle emergenze. Qui di seguito alcuni esempi di paesi.

In Polonia, la preparazione alle emergenze è integrata negli standard nazionali sulla formazione degli insegnanti, con un focus significativo sulla sicurezza dei bambini, sulla responsabilità legale e sul primo soccorso. In Cechia, i futuri insegnanti sviluppano competenze nella capacità di risposta alle emergenze tramite l’educazione alla salute e le competenze civiche. Il sistema educativo norvegese prevede che gli insegnanti vengano formati per contribuire attivamente alla preparazione scolastica delle emergenze, supportati da linee guida e indicazioni nazionali. Infine, in Ucraina la formazione iniziale degli insegnanti si allinea con le leggi della protezione civile in modo che gli insegnanti possano garantire ambienti di apprendimento sicuri.

 

La pubblicazione presenta alcune limitazioni, dal momento che il concetto di preparazione è nuovo ed è ancora in fase di sviluppo, oltre a presentare differenze significative nei diversi sistemi educativi analizzati. Tuttavia, il paper offre una panoramica utile e significativa sull’educazione alla preparazione alle emergenze in Europa. Per ulteriori approfondimenti sul tema, sono consultabili anche due allegati: le schede informative nazionali sulle misure di educazione alla preparazione presenti nei curricoli sono riportate nell’allegato 1, mentre il questionario somministrato alle unità nazionali di Eurydice è incluso nell’allegato 2.

 

Per consultare e/o scaricare il rapporto Preparedness education in Europe 2025.

 

 

 

 

 


Tag: Competenze trasversali, Eurydice Europa