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21 gennaio 2019

Integrazione degli alunni migranti nelle scuole d’Europa: un confronto fra le politiche nazionali

Gli alunni provenienti da contesti migratori sono ben integrati nelle scuole in Europa? Quali politiche vengono adottate per promuovere il loro apprendimento e il loro benessere? In che modo le scuole dei diversi paesi affrontano la diversità culturale? A queste e a molte altre domande risponde il nuovo rapporto di Eurydice.

di Alessandra Mochi

L’Europa ha sempre sottolineato l’importanza di promuovere l’integrazione dei bambini e dei giovani provenienti da contesti migratori nelle scuole e di facilitarne, attraverso l’istruzione, l’integrazione nella società. Molte sono le iniziative politiche che l’Unione ha sviluppato negli anni per affrontare le diverse sfide, le più recenti delle quali sono il “Piano di azione della Commissione europea sull’integrazione dei cittadini dei paesi terzi” del 2016 e la “Comunicazione sulla protezione dei bambini nelle migrazioni” del 2017. Il primo documento sottolinea come l’istruzione e la formazione siano fra gli strumenti più potenti per l’integrazione; il secondo suggerisce azioni mirate alla protezione di tutti i bambini migranti nelle varie fasi del processo, comprendenti anche la valutazione dei bisogni di ciascuno nel minor tempo possibile dal momento dell’arrivo, e un accesso immediato all’istruzione. Su questa base si inserisce infine la “Raccomandazione del Consiglio del 2018”sulla promozione di valori comuni, di una istruzione inclusiva e di una dimensione europea dell’insegnamento che sottolinea l’importanza di assicurare un accesso equo ed efficace all’istruzione con il necessario supporto per tutti gli alunni, compresi quelli provenienti da contesti migratori.

Uno studente ben integrato, sia sul piano scolastico che su quello sociale ha più possibilità di realizzare le proprie potenzialità. Gli studenti migranti si trovano a dover affrontare tante difficoltà che possono influire negativamente sul loro apprendimento e sul loro sviluppo. La letteratura accademica ha individuate essenzialmente tre punti cardine che corrispondono ad altrettante sfide: il processo di migrazione, che implica lasciare il paese d’origine, imparare una nuova lingua, sottostare a nuove regole a scuola con tutte le ripercussioni sul benessere generale dell’alunno che possono derivarne; il contesto socio-economico e politico, ad esempio le politiche sulla disponibilità di risorse per le scuole finalizzate a promuovere l’integrazione e le politiche più generali sull’inclusione e sull’uguaglianza; la partecipazione degli studenti all’istruzione, comprendente anche la valutazione iniziale che non sempre tiene conto, oltre che degli aspetti scolastici, anche di quelli sociali, emotivi e di salute. Altri punti importanti, relativi alla partecipazione, sono l’inserimento nel giusto anno scolastico, la lingua di istruzione diversa dalla lingua materna, un supporto inadeguato all’apprendimento ma anche sul piano sociale ed emotivo; infine, la mancanza di una formazione adeguata degli insegnanti che aiuti a trattare la diversità e la scarsa cooperazione scuola-famiglia.

In che modo viene affrontata oggi in Europa l’integrazione degli alunni provenienti da contesti migratori?

Nonostante tutti gli sforzi messi in atto a livello europeo e nazionale, è dimostrato che questi alunni continuano a rimanere indietro rispetto ai loro coetanei nativi in molti ambiti dell’istruzione nella maggior parte dei sistemi europei (dati OCSE PISA 2015 e OCSE 2016) e che i bambini che non parlano la lingua dell’istruzione in famiglia sviluppano un minor senso di appartenenza alla scuola e sono più spesso vittime di episodi di bullismo (dati IEA PIRLS 2016 e ICCS 2016).

Il nuovo rapporto di Eurydice dal titolo Integrating Students from Migrant Backgrounds into Schools in Europe: National Policies and Measures, vuole essere di supporto alla cooperazione europea fornendo un’analisi comparativa delle politiche chiave e delle misure messe in atto dalle autorità educative di livello centrale nei paesi europei per promuovere l’integrazione nelle scuole degli studenti provenienti da contesti migratori.

Lo studio, che verte sui livelli di istruzione primaria, secondaria inferiore e superiore di tipo generale, e sull’istruzione e formazione professionale iniziale in ambito scolastico, si apre con un quadro di contesto contenente dati demografici sull’immigrazione in Europa, sui risultati degli studenti migranti negli studi e sul loro benessere a scuola.

Il rapporto si sviluppa poi in due parti; nella prima parte l’analisi comparativa verte sui 42 sistemi educativi dei paesi facenti parte della rete Eurydice e riguarda i seguenti argomenti: governance; accesso all’istruzione; lingua, apprendimento e supporto psico-sociale; insegnanti e capi di istituto. Le informazioni si basano su dati qualitativi forniti dalla rete Eurydice in base alla normativa ufficiale sull’integrazione degli studenti provenienti da contesti migratori nelle scuole in Europa.

La seconda parte scende più nello specifico analizzando alcune politiche e misure di integrazione mirate sul singolo alunno in 10 paesi selezionati, fra cui figura l’Italia, insieme a Germania, Spagna, Francia, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Svezia, e Inghilterra.

Qui l’analisi si indirizza su due dimensioni specifiche: una è il modo in cui vengono accolte le diversità linguistica e culturale nelle scuole e l’altra è come viene affrontata la questione del benessere degli alunni migranti in ambiente scolastico, attraverso un approccio che tiene conto del loro benessere sociale ed emotivo finalizzato a favorire l’apprendimento e lo sviluppo personale.

 

Ma cerchiamo di capire che cosa emerge dallo studio nei vari ambiti dell’indagine. Ad esempio, per quanto riguarda l’accesso all’istruzione e alla formazione, risulta che, nella maggior parte dei sistemi scolastici, i giovani migranti in età di obbligo scolastico hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri dei loro compagni nativi, mentre in 13 sistemi di istruzione, fra i quali non figura l’Italia, per i giovani migranti non più in età di obbligo scolastico è possibile non avere il diritto di accesso all’istruzione.

Figura 1

Figura 1

Altro risultato emerso è che gli studenti neoarrivati con scarse competenze linguistiche vengono generalmente inseriti in classi o seguono lezioni preparatorie a parte per acquisire gli strumenti adeguati a seguire le normali lezioni. Tuttavia tale separazione può ostacolare la rapidità del processo di integrazione per cui 21 paesi, fra cui l’Italia, limitano la durata di questo percorso separato, generalmente, fino a un massimo di uno o due anni.

Per quanto riguarda il supporto linguistico scopriamo, ad esempio, che il numero degli studenti migranti che necessitano di questo tipo di sostegno è un criterio spesso dirimente per l’assegnazione dei finanziamenti per l’integrazione. Inoltre è molto raro che sia un diritto studiare a scuola la lingua parlata in famiglia: in Italia i documenti ufficiali indicano l’importanza di mantenere la conoscenza della lingua familiare, ma solo Austria, Svezia e Finlandia prevedono un curriculum ad essa specificamente dedicato.

Figura 2

Figura 2

I risultati relativi a un approccio all’insegnamento e all’apprendimento che tenga conto del benessere generale dell’alunno, rivelano che il supporto in Europa tende a concentrarsi più sui bisogni scolastici che su quelli sociali ed emotivi dello studente; inoltre, solo in 23 sistemi scolastici, fra cui l’Italia, viene favorita la valutazione continua dei progressi degli alunni con background migratorio attraverso strumenti per la valutazione continua, o test nazionali per la rilevazione delle loro conoscenze e competenze, messi a disposizione dei docenti da parte delle autorità centrali; in ogni caso, tali rilevazioni si concentrano principalmente sulla lingua dell’istruzione.

Altro aspetto importante è il supporto offerto agli insegnanti per far fronte ai bisogni generali degli alunni immigrati, i quali molto spessi si sentono impreparati e insicuri nell’affrontare le problematiche di ragazzi con background diversi dal punto di vista culturale e linguistico. A tal fine, in Germania, Spagna, Italia, Portogallo, Svezia, Finlandia e Slovenia sono previsti percorsi di formazione iniziale e/o attività di sviluppo professionale continuo che promuovono la capacità dei docenti a sviluppare questo tipo di approccio.

Anche l’uso di assistenti e mediatori culturali per facilitare l’integrazione a scuola non è sufficientemente sfruttato: solo 13 paesi, fra i quali l’Italia, ne promuovono l’utilizzo in ambito sia scolastico sia sociale.

Scarsamente diffuso in Europa anche il supporto ai capi di istituto visti come attori chiave per assicurare l’integrazione; mentre circa due terzi dei paesi tiene informati i genitori degli alunni immigrati sui progressi a scuola dei loro figli e e promuove il loro coinvolgimento a scuola.

Dallo studio emerge che l’integrazione scolastica degli alunni con background migratorio richiede, forse più di qualunque altro ambito educativo, un approccio politico globale e ciò implica non solo iniziative politiche su tutti gli argomenti sopra menzionati, ma anche il coinvolgimento di soggetti afferenti ad ambiti politici diversi e delle comunità locali. Solo 10 sistemi educativi, fra cui l’Italia, hanno sviluppato strategie nazionali, o comunque di livello più elevato, o piani di azione mirati all’integrazione di questi alunni nelle scuole.

In Italia, i documenti ufficiali sottolineano l’importanza dell’istruzione e del supporto tra pari, in particolare con l’aiuto degli alunni di seconda generazione che svolgono la funzione di tutor con gli alunni neoarrivati.  Sono fortemente incoraggiate anche le attività extracurricolari per aiutare gli alunni con background migratorio nell’apprendimento e nella integrazione sociale, prevedendo anche il coinvolgimento dei loro familiari.

Il rapporto conclude che le politiche che promuovono l’accesso a un’istruzione di qualità, adeguate allo sviluppo socio-emotivo e alla diversità degli studenti, sono favorevoli non solo ai fini dell’integrazione degli studenti migranti, ma per tutti gli studenti che si trovano a convivere e a crescere nei sistemi educativi di tutta Europa.

Integration of students with migrant background in schools in Europe_Infographic IT

 


Tag: Inclusione, Eurydice Europa