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25 Settembre 2026

Educazione digitale a scuola in Europa

Un nuovo rapporto comparativo di Eurydice esamina come le tecnologie digitali, inclusa l’intelligenza artificiale, stiano trasformando l’insegnamento e l’apprendimento, e se i sistemi educativi siano capaci di stare al passo, dotando gli studenti delle competenze digitali necessarie per il futuro.

di Erica Cimò

Le tecnologie digitali hanno trasformato i sistemi educativi europei, innovando le modalità di erogazione, accessibilità e organizzazione dell’apprendimento. Le scuole, di conseguenza, si sono trovate davanti al compito di dotare gli studenti delle competenze digitali necessarie per vivere e lavorare in una società in rapida evoluzione, garantendo al contempo un’integrazione efficace, sicura e inclusiva delle tecnologie digitali nell’insegnamento. Per supportare questo percorso, la Commissione europea ha promosso iniziative strategiche come il Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021–2027, la Comunicazione sull’Unione delle competenze e il Piano strategico per l’istruzione STEM. Queste iniziative mirano a consolidare ecosistemi di educazione digitale per promuovere competenze di alta qualità attraverso un’educazione digitale inclusiva e accessibile.

Nonostante questi sforzi, rimangono aperti alcuni interrogativi cruciali: le scuole dispongono davvero delle condizioni infrastrutturali necessarie? In che modo i sistemi educativi stanno supportando lo sviluppo delle competenze digitali? E infine, gli insegnanti sono adeguatamente preparati per utilizzare le tecnologie digitali nella loro pratica di insegnamento?

Il nuovo rapporto di Eurydice Digital education at school in Europe 2026: Bridging gaps in access, teaching and learning prova a rispondere a questi interrogativi, cercando di comprendere se i sistemi educativi europei stiano dotando gli studenti delle competenze digitali necessarie per stare al passo con il cambiamento tecnologico e se stiano potenziando gli insegnanti nell’uso efficace delle nuove opportunità digitali. Il testo si compone di cinque capitoli, che trattano rispettivamente: la governance di livello superiore per le tecnologie digitali nelle scuole; l’equità e l’inclusione digitale; la programmazione digitale a livello scolastico e l’assicurazione di qualità; la competenza digitale nei curricoli nazionali e i quadri di riferimento per la valutazione; e, infine, l’integrazione delle competenze digitali nell’insegnamento.

I principali risultati dello studio offrono una panoramica delle questioni chiave trattate.

La maggior parte dei sistemi educativi europei dispone di quadri di riferimento sulle politiche digitali, ma la loro attuazione varia

Il rapporto di Eurydice ha evidenziato che l’implementazione dei quadri di riferimento normativi delle scuole variano nei differenti sistemi educativi, sebbene le politiche per l’educazione digitale stiano evolvendo rapidamente. Questo significa che le scuole differiscono ancora per qualità delle infrastrutture, supporto tecnico, accesso a software avanzati, ambienti digitali e integrazione dell’IA, sebbene i quadri di riferimento normativi indichino gli strumenti necessari per sviluppare competenze digitali (ad esempio, connettività Internet, hardware digitale, ambienti software, interoperabilità e supporto tecnico).

 

 

Le scuole vengono sempre più chiamate a pianificare percorsi di educazione digitale, ma per quanto concerne la valutazione non stanno al passo

Nel complesso, i dati Eurydice evidenziano una tendenza verso l’integrazione della dimensione digitale all’interno dei processi nazionali di assicurazione della qualità. L’aspetto digitale è sempre più frequentemente correlato alla pedagogia, allo sviluppo organizzativo e alla gestione dei dati, piuttosto che alle sole infrastrutture o ai progetti pilota.

Tuttavia, l’integrazione rimane disomogenea perché, sebbene il monitoraggio, la rendicontazione e il follow-up siano ben consolidati, la parte dell’orientamento sulla valutazione digitale rimane limitata, il suo sviluppo continua a dipendere dalle attività intraprese a livello di scuola o dalla partecipazione a iniziative a breve termine o basate su progetti.

 

 

La competenza digitale sta diventando una competenza di base insegnata in gran parte dei sistemi educativi europei

Le competenze digitali sono ormai pienamente integrate nei curricoli nazionali dell’istruzione secondaria inferiore e la maggior parte dei sistemi educativi adotta approcci diversificati per garantire un’integrazione efficace.

Circa due terzi dei sistemi educativi integra le competenze digitali in tutte o in numerose discipline o attività scolastiche, offrendo al contempo discipline dedicate, orientate allo sviluppo di competenze digitali. In altri sistemi educativi, lo sviluppo di tali competenze avviene nell’ambito di discipline a sé stanti dedicate, a carattere obbligatorio o facoltativo per gli studenti, oppure attraverso una modalità crosscurricolare.

 

 

L’utilizzo di test standardizzati per la competenza digitale non è una pratica comune

La maggior parte dei sistemi educativi europei richiede o raccomanda la valutazione delle competenze digitali degli studenti, sebbene l’uso di test nazionali o standardizzati per valutarle sia poco comune. Infatti, solo quattro paesi valutano le competenze digitali per mezzo di test nazionali o standardizzati nell’istruzione secondaria di primo grado (Cechia, Francia, Ungheria e Malta). Di conseguenza, nella maggior parte dei paesi le competenze digitali degli studenti sono valutate come parte del processo di apprendimento, ma non esiste un meccanismo per confrontare i risultati degli studenti a livello nazionale o per garantire che tutti abbiano sviluppato le stesse competenze.

 

Il contesto socioeconomico di uno studente influenza significativamente le sue competenze digitali e le sue opportunità di apprendimento al di fuori della scuola

Non tutti gli studenti hanno le stesse opportunità per sviluppare competenze digitali. Alcune abilità digitali, come la gestione della privacy online, non vengono sempre trasmesse a scuola. Questo è significativo, perché studenti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati possono non avere la possibilità di acquisire le competenze digitali essenziali, se queste non vengono insegnate nelle scuole.

Inoltre, gli studenti provenienti da contesti svantaggiati hanno un maggior numero di difficoltà nell’esecuzione dei compiti a casa, perché non dispongono di una connessione adeguata o hanno un accesso limitato ai dispositivi a casa. Nonostante questo, la maggior parte dei paesi europei ha introdotto misure di supporto per limitare tali svantaggi, come ad esempio quadri di riferimento a supporto della connettività Internet, programmi di prestito di dispositivi per l’apprendimento individuale a casa, nonchè supporto economico. 

 

 

Divari nello sviluppo professionale degli insegnanti, vincoli di tempo e rischi percepiti possono limitare l’uso delle tecnologie digitali nell’insegnamento e nell’apprendimento

Nonostante l’incremento degli sforzi per integrare le competenze digitali nei quadri di riferimento nazionali per la formazione iniziale degli insegnanti e lo sviluppo professionale continuo, l’attenzione rimane concentrata sull’integrazione delle tecnologie digitali nell’insegnamento, mentre significativi divari persistono in altre aree chiave. Questi divari includono l’uso delle tecnologie digitali per l’apprendimento personalizzato, piattaforme di coding, gestione di problemi sociali che derivano dalla comunicazione digitale tra studenti, supporto agli studenti per renderli capaci di valutare l’affidabilità delle informazioni online, e l’uso dell’IA per l’insegnamento e l’apprendimento. Gli insegnanti hanno solitamente accesso alle risorse digitali, ma spesso non hanno il tempo o le competenze adeguate per inserire le tecnologie digitali nella loro pratica di insegnamento.

Questo limita la portata dell’integrazione di tali tecnologie nella didattica. Il loro utilizzo può inoltre essere limitato dalla percezioni individuale degli insegnanti riguardo ai rischi e ai benefici associati. Sebbene i docenti riconoscano generalmente il potenziale delle tecnologie digitali nell’ampliare l’accesso alle informazioni, nel migliorare la motivazione degli studenti e nel personalizzare l’apprendimento, esprimono anche preoccupazioni sul plagio e sui possibili effetti negativi che tali tecnologie possono avere sulla capacità di scrittura e sulla soglia di attenzione degli studenti.

I sistemi educativi europei stanno sviluppando in misura crescente quadri di riferimento normativi per l’IA, ma la loro implementazione è ancora in una fase iniziale

Quasi due terzi dei sistemi educativi affronta oggi l’IA attraverso strategie nazionali, linee guida o quadri di riferimento politici che coprono l’uso pedagogico, l’etica, la protezione dei dati e il supporto agli insegnanti. Tuttavia, l’accesso a livello scolastico alle tecnologie avanzate legate all’intelligenza artificiale rimane discontinuo, suggerendo che lo sviluppo delle politiche stia procedendo più velocemente rispetto alla loro effettiva attuazione.

 

Il rapporto si basa principalmente su dati qualitativi relativi a politiche e misure raccolti dalla rete Eurydice in 38 sistemi educativi, che includono i 27 Stati membri dell’UE, oltre a Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia. Le informazioni si riferiscono al livello secondario inferiore di istruzione (ISCED 24) nelle scuole pubbliche e l’anno scolastico interessato è il 2024/2025. Questi dati sono stati integrati con i risultati del 2023 dell’indagine internazionale ICILS (promossa dalla IEA). Il capitolo 5 del rapporto comparativo include, in particolare, i risultati chiave dell’indagine TALIS 2024.

Per consultare la sintesi del rapporto: Digital education at school in Europe 2026: Bridging gaps in access, teaching and learning – executive summary

L’analisi comparativa è corredata da tabelle statistiche e da open data pubblicati in allegati separati: tabelle statistiche – open data.


Tag: Eurydice Europa
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