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17 Ottobre 2023

Diversità e inclusione nelle scuole in Europa

L’ultimo rapporto comparativo di Eurydice ne analizza politiche e misure di promozione nei sistemi educativi europei

di Simona Baggiani

Uguaglianza, equità e inclusione sono diventati ormai temi ineludibili del discorso scientifico sull’istruzione e una priorità politica in tutta Europa. Il panorama scolastico è sempre più eterogeneo e le evidenze dimostrano che gli studenti provenienti da contesti svantaggiati e quelli che subiscono discriminazioni o disparità di trattamento hanno risultati scolastici ben inferiori alle aspettative.

Il concetto di diversità si riferisce alle differenze nelle caratteristiche delle persone, ad esempio il sesso, il genere, l’origine etnica, l’orientamento sessuale, la lingua, la cultura, la religione e le abilità intellettive e fisiche (UNESCO, 2017). Nel contesto delle politiche educative, questo concetto si riferisce anche all’accettazione e al rispetto, nel senso di “comprendersi vicendevolmente e andare oltre la prospettiva più limitata della tolleranza“.

In Europa, la lotta alle disuguaglianze e alle discriminazioni di ogni genere è sancita dal diritto dell’UE, in particolare negli articoli 8 e 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Di conseguenza, l’importanza di valorizzare la diversità e l’inclusione di tutti i discenti in ambito educativo è ampiamente riconosciuta nei principali documenti politici a livello europeo.

Il miglioramento della qualità e dell’equità nell’istruzione è di fatto una priorità strategica dello Spazio europeo dell’istruzione, che supporta gli Stati membri dell’UE nella collaborazione per costruire sistemi scolastici più resilienti e inclusivi. Un’importante iniziativa nell’ambito dello Spazio europeo dell’istruzione è la Raccomandazione del Consiglio sui percorsi per il successo scolastico che mira a garantire migliori risultati scolastici a tutti gli studenti, indipendentemente dal loro contesto di provenienza, promuovendo l’acquisizione delle competenze di base e riducendo il tasso di abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione.

La necessità di promuovere un’istruzione inclusiva, equa e di qualità e maggiori opportunità di apprendimento permanente per tutti, compresi gli studenti con difficoltà di accesso all’istruzione e coloro che necessitano di un sostegno specifico, è stata stabilita anche dalla Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 sulla promozione di valori comuni, di un’istruzione inclusiva e della dimensione europea dell’insegnamento e dalla Raccomandazione del Consiglio del 29 novembre 2021 relativa ad approcci di apprendimento integrato. Quest’ultima invita gli Stati membri dell’UE a sostenere l’inclusione di tutti i discenti in percorsi di istruzione e formazione di qualità, adattando i sistemi di istruzione scolastica per renderli più flessibili e prendendo in considerazione un’ampia gamma di metodi didattici, strumenti tecnologici, bisogni dei discenti e circostanze mutevoli.

Nel periodo 2020-2021, la Commissione europea ha inoltre adottato una serie di strategie dell’UE in materia di uguaglianza legate ai motivi di discriminazione elencati negli articoli 8 e 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Le strategie evidenziano una serie di azioni chiave volte a contrastare la discriminazione e gli stereotipi e a promuovere la diversità, l’equità e l’inclusione. Le strategie per l’uguaglianza e i quadri di riferimento politici per l’inclusione comprendono la Strategia dell’UE per la parità di genere 2020-2025, il Piano d’azione dell’UE contro il razzismo 2020-2025 e il Piano d’azione per l’integrazione e l’inclusione 2021-2027, oltre alle strategie incentrate sui gruppi a rischio di discriminazione, come i Rom, le persone LGBTIQ+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali, queer e altre identità sessuali), le persone con disabilità e il popolo ebraico. In questi documenti strategici il rafforzamento di un’educazione inclusiva è evidenziato come una dimensione prioritaria, in quanto l’istruzione e la formazione sono il fondamento di una partecipazione reale nella società e uno degli strumenti più potenti per costruire società più inclusive.

 

In questo sfondo concettuale e politico, il rapporto Eurydice Promoting diversity and inclusion in schools in Europe analizza in chiave comparata politiche e misure esistenti a livello nazionale che promuovono la diversità e l’inclusione nell’istruzione scolastica. Si focalizza in particolare sui discenti che sono più facilmente vittime di svantaggi e/o discriminazioni nelle scuole, come per esempio studenti provenienti da diversi contesti migratori, etnici e religiosi, studenti LGBTIQ+ e studenti con bisogni educativi speciali o disabilità, nonché su ragazzi e ragazze che subiscono disparità di genere. Piuttosto che concentrarsi su politiche e misure universali che supportano tutti gli studenti nelle scuole, che esistono in molti sistemi educativi, il rapporto evidenzia in particolare le iniziative politiche mirate che promuovono l’accesso dei suddetti target di studenti a un’istruzione “mainstream” di qualità e inclusiva.

Il rapporto fornisce una panoramica comparativa delle politiche e delle misure adottate in questo ambito da 39 sistemi educativi europei. Presenta numerosi esempi nazionali, che illustrano alcuni dei più recenti sviluppi politici e fornisce una panoramica delle iniziative in corso in Europa. Tuttavia, il rapporto non discute l’attuazione di queste politiche e non ne analizza l’efficacia o i risultati. Non rientra nell’ambito di questo rapporto nemmeno la presentazione delle pratiche a livello scolastico.

Il rapporto registra innanzitutto, come dato risultante generale, che le politiche e le misure pertinenti nelle aree indagate – monitoraggio, strategie, accesso, curricula, sostegno all’apprendimento e supporto socio-emotivo, formazione degli insegnanti – sono ampiamente presenti nella maggior parte dei sistemi educativi analizzati. Tuttavia, esse non sono rivolte a tutti i target di studenti in egual misura, per esempio gli studenti con bisogni educativi speciali o con disabilità sono un gruppo presente in tutte le aree, come anche quello degli studenti migranti, mentre lo è in misura minore il target di studenti LGBTQ+ e di quelli provenienti da minoranze religiose.

Per quanto riguarda politiche e misure di monitoraggio della discriminazione e diversità a scuola, nonostante la maggior parte dei paesi europei disponga di organismi nazionali creati a questo scopo, più della metà dei sistemi educativi dichiara di non avere accesso a dati completi sui principali motivi di discriminazione nelle scuole.

In generale, il ruolo di questi organismi rivolti alla società in generale (e non specificatamente al mondo della scuola) è quello di monitorare i casi di discriminazione, individuare i modi per prevenirla, promuovere le pari opportunità per tutti e fornire un’assistenza concreta alle vittime (per esempio, in Italia, opera in tal senso l’Ufficio nazionale contro la discriminazione razziale – UNAR).

 

Figura 1: Organismi nazionali di monitoraggio di casi di discriminazione nell’istruzione scolastica, 2022/23

 

Laddove questi dati esistono, i bisogni educativi speciali o le disabilità e l’origine etnica sono stati indicati come i motivi più comuni di discriminazione (vedi figura 2).

 

Figura 2: Principali motivi su cui si basano i casi di discriminazione a scuola, 2022/2023

La maggior parte delle autorità educative riferisce di avere accesso a dati disaggregati sulle caratteristiche dei singoli studenti, in particolare sesso e/o genere, bisogni educativi speciali o disabilità, nazionalità, paese di nascita e contesto socioeconomico. Tuttavia, meno della metà dei sistemi educativi riferisce di avere accesso ai dati relativi al contesto di provenienza degli studenti rifugiati/richiedenti asilo o migranti e sulla lingua parlata a casa, e solo una minoranza di essi ha accesso ai dati sull’origine etnica e sull’appartenenza religiosa degli studenti.

Per quanto riguarda strategie e piani di azione mirati, come evidenzia la figura qui sotto, quelli maggiormente presenti nei sistemi educativi europei sono volti a promuovere la partecipazione e l’inclusione degli studenti Rom e il sostegno degli studenti con bisogni educativi speciali o con disabilità. Sono ancora relativamente diffuse politiche rivolte ad altri gruppi specifici di studenti, come gli studenti immigrati e/o rifugiati, ma le strategie incentrate sulla promozione della parità di genere o sulla lotta all’antisemitismo o alla discriminazione degli studenti LGBTIQ+ sono menzionate molto meno frequentemente.

 

Figura 3: Principali obiettivi della normativa, delle strategie e dei piani di azione a livello nazionale, volti a promuovere la diversità e l’inclusione a scuola, 2022/2023

L’Italia fa eccezione a questa tendenza in quanto nell’ottobre 2022 è stata adottata la prima strategia nazionale LGBT+ (2022-2025), in linea con le convenzioni internazionali e le disposizioni costituzionali italiane.

Le politiche sull’accesso e la partecipazione vertono principalmente sull’istruzione inclusiva per gli studenti con bisogni educativi speciali o con disabilità, o provenienti da un contesto migratorio, rifugiati o appartenenti a minoranze etniche, e sul sostegno finanziario per gli studenti con svantaggio socioeconomico.

 

Figura 4: Politiche e misure nazionali mirate che promuovono l’accesso e la partecipazione a scuola dei discenti, 2022/23

Per combattere qualsiasi pratica discriminatoria e promuovere l’accesso e la partecipazione all’istruzione ordinaria per tutti gli studenti, alcuni sistemi educativi hanno politiche che stabiliscono che tutti gli studenti, indipendentemente dai bisogni educativi speciali o disabilità, debbano essere inclusi nelle classi ordinarie. Sotto questo aspetto, il nostro paese è senz’altro un esempio positivo, in quanto il 100% degli studenti con BES o con disabilità è inserito nell’istruzione ordinaria. In Italia, infatti il processo di inclusione nell’istruzione tradizionale degli studenti con disabilità è iniziato con la legge 517 del 1977, che ha abolito le classi differenziali e ha stabilito il principio dell’inclusione per tutti gli studenti senza alcuna distinzione.

Più di un terzo dei sistemi educativi segnala, inoltre, misure per ridurre o eliminare gli ostacoli amministrativi per l’ammissione a scuola. Per esempio, in alcuni Paesi, l’ammissione a scuola è garantita indipendentemente dallo status di residenza dei bambini migranti e rifugiati (questo accade in Italia, oltre che in Cechia, Estonia, Grecia, Croazia, Polonia e Portogallo).

Sostegni specifici possono essere necessari anche per gli studenti che abitano in aree rurali e remote. Un terzo dei sistemi educativi menziona infatti misure per facilitare l’accesso alle scuole per questo target di studenti e per mitigare così l’effetto di un’offerta educativa ridotta. Spesso si tratta di un supporto legato al trasporto, ma può riguardare anche l’uso delle tecnologie digitali. In Italia, per esempio, ci sono molte aree, in particolare le piccole isole e le zone montane, che soffrono di uno svantaggio geografico e le cui scuole hanno pochi studenti e organizzano pertanto classi miste. In questi contesti educativi, le scuole sono incoraggiate a utilizzare le tecnologie digitali per scopi didattici e a formare reti con altre scuole per superare il rischio di isolamento.

Per quanto riguarda i curricoli, la maggior parte dei sistemi educativi europei riferisce che i temi relativi alla diversità e all’inclusione sono già parte integrante di essi e quasi la metà dei Paesi indica che i loro documenti curricolari sono stati rivisti di recente (o comunque negli ultimi 5 anni) per rafforzare queste dimensioni.

Come mostra la figura sottostante, la metà dei sistemi educativi non identifica uno specifico gruppo target quando viene affrontato il tema della diversità e dell’inclusione nei rispettivi curricoli. Tra quelli che, invece, menzionano specifici gruppi target, quelli a cui si fa più comunemente riferimento sono gli studenti con bisogni educativi speciali o disabilità e gli studenti di minoranze etniche, seguiti da studenti immigrati e rifugiati, femmine/maschi, e, in misura minore, studenti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati e studenti di minoranze religiose. Gli studenti LGBTIQ+ sono il gruppo target meno rappresentato nei curricoli scolastici europei.

Tanto per fare un esempio, per quanto riguarda l’identità di genere (nella figura sotto, gruppo target girls/boys), la sfida è quella di decostruire gli stereotipi di genere nei curricoli e promuovere la parità di genere. Ciò significa anche che gli insegnanti dovrebbero approcciarsi alle ragazze e ai ragazzi in modo paritario nel processo educativo, permettendo a ogni studente/studentessa di fare scelte di studio libere da preconcetti di genere. In questo contesto, la tematica dell’educazione sessuale riveste un ruolo particolarmente rilevante. In Francia, per esempio, è un contenuto trasversale dei programmi di studio di tutto il percorso scolastico secondario superiore e si basa sui valori umanistici di libertà, uguaglianza e tolleranza e del rispetto per se stessi e per gli altri. Include educazione alla salute e al benessere, ma anche all’accettazione della differenza.

 

Figura 5: Gruppi target di studenti nei curricoli scolastici che trattano di diversità e inclusione, 2022/23

In termini di contenuti curricolari, il tema della prevenzione dei pregiudizi e della discriminazione è stato affrontato più frequentemente nelle recenti riforme dei curricoli. Anche il tema dei diritti umani, della rappresentazione di identità diverse, della lotta agli stereotipi e della consapevolezza dell’esclusione, del bullismo e/o della violenza sono stati considerati piuttosto frequentemente nelle recenti riforme. La lotta all’errata o mancata rappresentazione delle minoranze/gruppi e la promozione di un linguaggio inclusivo sono stati segnalati relativamente meno come temi presenti nei curricoli di recente riforma.

 

Figura 6: Temi relativi alla diversità e inclusione nei curricoli scolastici, 2022/23

 

I sistemi educativi europei promuovono diverse politiche e misure mirate per aiutare le scuole a identificare e soddisfare i bisogni socio-emotivi e di apprendimento degli studenti.

In tutta Europa, le politiche e le misure più frequentemente segnalate che mirano ad aiutare le scuole a identificare tali bisogni sono quelle che garantiscono la disponibilità di servizi di orientamento e/o di counselling per la valutazione delle difficoltà di apprendimento degli studenti e di eventuali problematiche comportamentali, socio-emotive, familiari, ecc. Molte iniziative politiche sono anche legate alle procedure per la determinazione dei bisogni educativi speciali degli studenti. Meno frequentemente vengono segnalate linee guida e/o strumenti specifici per la valutazione dei bisogni di apprendimento e dei bisogni socio-emotivi degli studenti, test diagnostici nazionali per la valutazione dei bisogni di apprendimento e linee guida o strumenti per la valutazione delle competenze linguistiche (vd figura qui sotto).

 

Figura 7: Politiche e misure nazionali per identificare i bisogni socio-emotivi e di apprendimento degli studenti, 2022/2023

In Italia, per esempio, il Decreto Interministeriale n. 182/2020 stabilisce le procedure per l’individuazione e l’assegnazione di misure di sostegno per gli alunni con disabilità e i modelli nazionali di piano educativo individualizzato (PEI) che devono essere adottati dalle istituzioni scolastiche.

Per quanto riguarda gli insegnanti, l’analisi comparativa rileva che le autorità educative dei Paesi europei presi in esame offrono molte opportunità di formazione per gli insegnanti sulla diversità e l’inclusione e promuovono l’uso di personale di sostegno educativo nelle scuole. Tuttavia, è emersa al contempo anche una mancanza di preparazione degli insegnanti a gestire classi inclusive come anche una reiterata inadeguatezza dei finanziamenti per offrire un personale di sostegno qualificato.

Come evidenzia la figura sottostante, le competenze degli insegnanti più ampiamente promosse, attraverso i quadri nazionali di competenze per la formazione iniziale degli insegnanti e/o per i programmi di sviluppo professionale, sono quelle relative alla didattica per studenti con bisogni educativi speciali, alla differenziazione dell’insegnamento e della valutazione e alla comprensione dei principi di inclusione e non discriminazione. Un po’ meno frequenti sono i programmi di istruzione e formazione che promuovono la capacità degli insegnanti di collaborare con altri insegnanti, professionisti e famiglie, di insegnare in contesti multiculturali/multilingui e di aumentare la loro consapevolezza su pregiudizi e stereotipi.

 

Figura 8: Competenze degli insegnanti su diversità e inclusione promosse attraverso i quadri nazionali di competenze per la formazione iniziale degli insegnanti e/o per i programmi di sviluppo professionale, 2022/2023

 

Infine, il personale di sostegno educativo può supportare il lavoro degli insegnanti e contribuire a garantire che tutti gli studenti raggiungano il loro pieno potenziale. La maggior parte dei Paesi stabilisce o raccomanda infatti, a livello centrale, che diversi specialisti (ad esempio psicologi, logopedisti, specialisti di bisogni educativi speciali, assistenti sociali) o assistenti educativi siano disponibili nelle scuole. In Europa, il personale di sostegno educativo nelle scuole è destinato per lo più a fornire un supporto mirato agli studenti con bisogni educativi speciali, a coloro che non hanno ancora una piena padronanza della lingua di istruzione (compresi gli studenti provenienti dall’Ucraina) e agli studenti Rom. Tuttavia, si registra anche in questo ambito un’inadeguatezza generale dei fondi che spesso non permette alle scuole di assumere tutto il personale di sostegno necessario.

 

Per consultare e/o scaricare il rapporto Promoting diversity and inclusion in schools in Europe 


Tag: Inclusione